Per dare una forma grafica alla distribuzione dei vini in base alla legge 164 si ricorre a una piramide (vedi DOCG), che rappresenta la gerarchia enologica secondo il tipo di denominazione. La base è costituita dai Vini da Tavola generici che rappresentano il primo livello della gerarchia. In linea di massima hanno solamente un riferimento al colore (bianco, rosso, rosato), oltre al nome e al marchio dell’azienda imbottigliatrice. Possono essere risultato di una miscela di uve o vini provenienti da diverse zone geografiche, da differenti varietà, quando non da più annate.
Al secondo livello sono collocati le IGT, ossia i vini a Indicazione Geografica Tipica, che fu introdotta nel 1992, corrisponde alla francese Vin de Pays – con norme qualitative meno severe rispetto alla DOC. I tratti che li definiscono sono soprattutto l’indicazione della zona geografica da cui provengono (per esempio Campagna), le varietà delle uve, le quali devono essere tipiche per la zona e dell’annata di raccolta.
In Toscana e in altri parti d’Italia si producono anche vini da vitigni non autoctoni ( per esempio Cabernet Sauvignon, Syrah, Merlot) o da un uvaggio tra vitigni autoctoni e vitigni francesi. Questi vini vengono spesso classificati come IGT o, addirittura, VdT, ma l’imponente Bolgheri Sassicaia, prodotto da Incisa della Rocchetta, seguito da Ornellaia di Antinori, essendo stati i primi a ottenere una DOC propria, apriranno probabilmente la strada per gli altri.
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